Gli attardati e gli spaesati
Viviamo nell’apnea quotidiana dello spread oltre i 500 punti che minaccia di affogarci tutti. L’espressione “break-up dell’euro” ci è diventata in poche ore familiare, in un’attesa sospesa sul vuoto che toglie realtà alla nostra abituale percezione del mondo. O alla percezione di quello che era il mondo reale, prima dello spread. Per questo ascoltare certi pur legittimi discorsi, leggere certi pur informati titoli di giornale che ritengono di aggredire con forza i fatti, provoca invece un senso di spaesamento, d’incredulità.

Viviamo nell’apnea quotidiana dello spread oltre i 500 punti che minaccia di affogarci tutti. L’espressione “break-up dell’euro” ci è diventata in poche ore familiare, in un’attesa sospesa sul vuoto che toglie realtà alla nostra abituale percezione del mondo. O alla percezione di quello che era il mondo reale, prima dello spread. Per questo ascoltare certi pur legittimi discorsi, leggere certi pur informati titoli di giornale che ritengono di aggredire con forza i fatti, provoca invece un senso di spaesamento, d’incredulità. Spaesamento nostro, ma che è il riflesso dello spaesamento altrui: di chi s’attarda su cose, dettagli di cose, della cui rilevanza la nuova situazione ha già fatto piazza pulita. Ridotte in una scala infinitesimale, come proiettandole sullo sfondo sfocato dell’inquadratura.
Parliamo di cose importanti, fino all’altroieri, e che pure continueranno a esserlo. I sindacati che chiedono incontri al governo e minacciano scioperi sui contratti del lavoro, mentre l’onda anomala della finanza globale minaccia di sommergere pure il lavoro nero. O lo “scippo” del referendum. In un’altra éra geologica, un referendum sulla legge elettorale provocò davvero uno sconquasso nel sistema della politica dei partiti. In un modo o nell’altro, la nuova legge si farà, e ne discuteremo con interesse. Ma qualcuno può davvero illudersi che sarà questo a determinare il futuro? Che la politica potrà tornare a essere la stessa, dopo questi mesi chiusa in collegio, dopo che il concetto stesso di sovranità nazionale è stato volatilizzato dai mercati?
Si può sopravvivere anche da spaesati, certo. Ma ha senso attardarsi? Il Fatto, giornale che ha costruito la sua fortuna editoriale nella stagione truculenta della pochade giustizialista e del parossismo manettaro, ieri ha regalato ai lettori la sua pagina di buon anno. Di solito si mette l’oroscopo, o il calendario delle grandi mostre in arrivo. Loro invece hanno compilato uno “Speciale classe dirigente alla sbarra - Processi 2012 - Mazzette bunga bunga e cricche”. L’effetto era surreale. Certo, i processi ci saranno, qualche giustizia, e molta ingiustizia, verrà fatta. Ma davvero, a mente serena e occhi aperti, qualcuno può illudersi della rilevanza del loro esito? Il Fatto sopravviverà al suo stesso spaesamento, dando in pasto ai suoi lettori-addict il grasso delle accuse e delle sentenze. Ma d’un tratto è sembrato invecchiato. Se mesi fa i suoi lettori tricoteuse potevano illudersi di essere il motore della storia, ora consumeranno il loro fiero pasto sferruzzando sulla panchina dei pensionati. Pensionati dallo spread, storditi dalla rarefazione dell’aria politica. Travolti dal break-up. Torneremo a parlare di giustizia, politica, lavoro. Ma farlo senza prendere atto che tutto è cambiato, è solo uno spaesante tuffo nell’irrealtà.